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Comune di Bibbiena
Arte Storia e Cultura Bibbiena
Bibbiena è un comune di 12.725 abitanti della provincia di Arezzo che sorge su una collina bagnata dal fiume Arno. Attualmente è il centro industriale più importante del casentino.
In passato fu un importante centro etrusco, conosciuto con il nome di Vipena, ma lo sviluppo vero e proprio del borgo avvenne nel medioevo, durante il quale divenne una sicura roccaforte, di cui oggi restano la Torre dei Tarlati e la Porta dei Fabbri.
Il paese è luogo di numerosi palazzi signorili, tra i quali citiamo Palazzo Mazzoleni, Palazzo Niccolini e Palazzo Dovizi.
Tra le architetture religiose troviamo la Pieve dei Santi Ippolito e Donato a Bibbiena, fondata nel XII secolo anche se la costruzione originaria ha subito diverse modifiche nei secoli successivi. Della struttura originaria rimangono gli archi in terracotta dell'abside e del transetto. Inizialmente la chiesa presentava una pianta a croce greca ma fu ricostruita con una pianta a croce latina nel corso del Trecento. Al suo interno conserva numerose opere d'arte, tra questi un trittico che rappresenta "Madonna col Bambino e i Santi Ippolito, Giovanni Battista, Donato e Cristoforo" ad opera di Bicci di Lorenzo, un'Annunciazione di Balducci e una Madonna con Bambino e Angeli di Arcangelo Cola.
Non lontano possiamo visitare la Basilica Santuario di S. Maria del Sasso, costruita alla fine del XV secolo. All'interno possiamo trovare diverse opere, tra le quali citiamo una Madonna con bambino di fra Paolino del Signoraccio.
La città di Bibbiena ha dato i natali al letterato e diplomatico Bernardo Dovizi, detto il "Bibbiena" che da anche il nome al Teatro Dovizi nel quale prende luogo una lunga stagione. Vicino troviamo un ricco Museo del Teatro con scenografie d'autore e un'esposizione di costumi di scena.
Ogni anno, l'ultimo giorno del carnevale, di tiene la Rievocazione storica della Mea. La manifestazione rievoca una leggenda locale che racconta della bella fanciulla popolana Mea, contesa tra un conte della famiglia Tarlati, della contrada d Piazza e un tessitore del rione Fondaccio a cui era stata promessa.
Tra le due fazioni nacque un accesa rivalità che si concluse successivamente con la consegna della Mea al popolo e il festeggiamento della ritrovata pace.
Durante la manifestazione i diversi rioni sfilano indossando costumi medievali insieme a sbandieratori e guardie a cavallo. In ricordo dell'avvenimento gli abitanti bruciano il "Bello Pomo", di buon auspicio per il prossimo raccolto.
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